La Germania è minacciata dalla deindustrializzazione? Gli esperti lanciano l'allarme!

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Klaus Dörre mette in guardia dalla deindustrializzazione in Germania e chiede massicci investimenti per un futuro sostenibile.

La Germania è minacciata dalla deindustrializzazione? Gli esperti lanciano l'allarme!

Nel contesto dell'attuale situazione economica in Germania e in Europa, Klaus Dörre, professore di sociologia del lavoro, industriale ed economica all'Università di Jena, esprime preoccupazione per l'imminente crisi economica. Secondo Dörre, il pericolo di una massiccia deindustrializzazione nell’UE è reale, poiché la produzione industriale è crollata. Descrive la crisi attuale non solo come una sfida specificamente tedesca, ma come un fenomeno europeo più ampio. Dörre vede le cause in parte in una crisi graduale, soprattutto all'interno dell'industria automobilistica, e sottolinea la chiusura della produzione presso la Ford di Saarlouis, che vede come il risultato di considerazioni strategiche dell'azienda e non di fatti insormontabili.

Dörre critica anche il modello di partenariato sociale esistente in Germania e parla di una svolta nei rapporti di lavoro. Egli avverte di una possibile nuova era, il cui sviluppo in Germania potrebbe essere diverso da quello di altri paesi. Nelle sue dichiarazioni Dörre si rivolge direttamente al governo semaforo che, a suo avviso, non garantisce sufficiente sicurezza di pianificazione e investimenti nella politica economica e industriale. Per contrastare questo sviluppo, Dörre chiede una politica industriale a lungo termine con un fabbisogno di investimenti annuali di almeno 600 miliardi di euro.

Associazioni imprenditoriali e sindacati mettono in guardia dalla deindustrializzazione

Parallelamente alle valutazioni di Dörre, anche le associazioni imprenditoriali e i sindacati esprimono preoccupazione per la strisciante deindustrializzazione in Germania. Il presidente dell'industria Siegfried Russwurm mette in guardia dalla perdita di competitività, mentre il presidente della DIHK Peter Adrian mette in guardia dallo spostamento della produzione all'estero. Il capo della DGB Yasmin Fahimi, in dialogo con il governo federale, chiede prezzi competitivi per l'elettricità industriale. In questo contesto, il direttore della IG BCE, Michael Vassiliadis, sottolinea la necessità di una nuova politica industriale per la Germania e l’Europa.

Il ministro federale dell'economia Robert Habeck ha annunciato che adotterà misure più attive verso una politica industriale al fine di aumentare la sicurezza della localizzazione e promuovere un'economia climaticamente neutra. Ciò viene visto alla luce della legge antiinflazione americana, che promuove gli investimenti nella protezione del clima e potrebbe svantaggiare le aziende europee. Adrian illustra il problema confrontando i prezzi dell'elettricità e del gas tra gli Stati Uniti e la Germania per mostrare la graduale migrazione della produzione industriale.

Inoltre, il presidente del DIW Marcel Fratzscher afferma che, sebbene gli avvertimenti sulla deindustrializzazione possano essere esagerati, esistono dei rischi per le aziende ad alta intensità energetica. Adrian chiede anche la riduzione degli ostacoli burocratici e procedure di pianificazione più rapide in Germania. Russwurm critica la lentezza del processo di approvazione e le elevate imposte sulle società, che gravano ulteriormente sulle imprese. Le condizioni attuali fanno sì che le aziende tedesche sviluppino sempre più nuovi prodotti all'estero, il che viene interpretato come una conseguenza dei severi requisiti in Germania.

In sintesi, numerosi esperti concordano sulla necessità della creazione di un Data Act europeo per promuovere gli spazi dei dati. Viene criticata anche l’eccessiva enfasi sulla protezione dei dati, che potrebbe ostacolare le opportunità nell’economia dei dati e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.